Percorso quaresimale 2022

Veglia Pasquale

VEGLIA  PASQUALE

 

Non è una vigilia in preparazione alla Pasqua, ma la CELEBRAZIONE CULMINANTE DELLA PASQUA, segnata dal ricordo dei numerosi interventi di Dio nella storia. E’ la madre di tutte le veglie: la Chiesa che attende la Risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti (Battesimi/Eucarestia); e per tutti noi – popolo di Dio – il passaggio dalla morte del peccato alla vita della grazia. Una nuova creazione! Questa celebrazione è notturna per sua natura per significare il mistero profondo della pasqua: la luce che scaturisce dalle tenebre, la vita che risorge dalla morte.  Questa veglia è anche l’attesa escatologica della venuta del Signore.

Ecco i grandi simboli di questa notte, con alcune note da “Vita in Cristo e nella Chiesa”

L’assemblea: siamo noi – qui – oggi; è la sposa, la Chiesa, madre feconda di figli (i nuovi battezzati)

La Veglia: è l’attesa operosa ed orante dell’arrivo dello  Sposo.

Il fuoco: è il fuoco nuovo, è la luce della creazione, la colonna di fumo, è il fuoco che purifica, il fuoco che il Risorto accende nel cuore dei discepoli.

La luce: è Cristo che illumina ogni uomo nelle tenebre della nostra vita.

Il cero; vi è impressa la croce di Cristo, l’alfa e omega. Il cero, acceso dal fuoco nuovo, emana la luce del Risorto che illumina l’assemblea, man mano avanza nella chiesa.

L’acqua: segno della vita nuova in Cristo.

L’altare: simbolo della tomba vuota del Risorto.

L’ambone: da qui l’angelo della risurrezione (il diacono) dal Vangelo proclama che Cristo è il Risorto (Tommaso Federici).

L’alleluia: è il canto nuovo, la lode gioiosa al Signore per la Pasqua del Cristo.

Tutti questi sono segni e simboli del Cristo, il Risorto che ha vinto la morte. “Il tempio la sua dimora; il tempo lo spazio dove egli si rende presente (J. Castellano).

4   SONO LE PARTI DI QUESTA CELEBRAZIONE:

-  liturgia del fuoco e della luce, con il preconio pasquale   

-  liturgia della Parola

-  liturgia battesimale  

-   liturgia eucaristica

LUCERNARIO

            La liturgia della luce con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero ricorda Cristo luce per ogni uomo. La processione con il cero acceso che avanza nelle tenebre, che si diradano man mano che ci si avvicina all’altare con l’accensione delle candele dei fedeli, è simbolo di Cristo risorto che ha vinto le forze del male. Le candele che noi accendiamo sono simbolo della vita nuova che il Signore ci dona nella risurrezione di Cristo.

            Il canto dell’Exultet è l’annunzio pasquale del Cristo che vince la morte, risorgendo dal sepolcro. Il peccato di Adamo distrutto dalla morte di Cristo è cantato come felice colpa che meritò di avere un così grande Redentore.

È una grande gioia e un grande grazie per le meraviglie operate da Dio: oggi vengono in noi attualizzate nel mistero pasquale. La tenerezza di Dio per riscattare lo schiavo, ci dona il Figlio.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

            È la più ricca dell’anno liturgico: 7 letture dall’AT- Epistola di san Paolo – Vangelo: la Chiesa che medita la storia della salvezza, con vari richiami battesimali (quasi un ripasso per i catecumeni);  per noi quasi un album di famiglia della nostra comunità.

  1. Gn 1,1-2,2  “In principio ..” la creazione delle cose e dell’uomo suo amico (immagine)
  2. Gn 22,1-18  Il sacrificio di Isacco (la grande prova di Abramo)
  3. Es 14,15-15,1: la Pasqua ebraica e il passaggio del Mar Rosso
  4. Is 54,5-14: l’alleanza nuziale: tuo  sposo è il tuo creatore.
  5. Is 55,1-11: ho stabilito con voi una alleanza eterna, 
  6. Bar3,9-15.32-4,4 : inno alla sapienza, donata ad Israele 
  7. Ez 36,16-28: l’acqua che purifica e il cuore nuovo. 

Terminate le letture dell’ A T, si canta l’inno del GLORIA (vengono suonate le campane)

Poi si passa alle letture del N T - Rm &,3-11: il cammino della vita nuova del Battesimo che ci inserisce nel mistero pasquale di Cristo. Quindi il celebrante intona il Canto solenne dell’ALLELUIA, intercalato tra i versetti del Salmo 117. Infine la proclamazione del Vangelo della Risurrezione (anno A- B-C).

LITURGIA BATTESIMALE

            Sarebbe bello poter celebrare almeno un Battesimo! La Chiesa accompagna con la preghiera i catecumeni “perché Dio Padre nella sua grande bontà li guidi al fonte della rigenerazione”.

            Le Litanie dei Santi (i nostri fratelli nella patria gloriosa intercedono per noi che siamo ancora in cammino)  –  il grande segno dell’ acqua fecondata dallo Spirito Santo (immersione del cero) – il momento dei Battezzati, consacrati come popolo profetico, regale e sacerdotale (crisma) e  rivestiti della veste bianca.

            Per noi è l’occasione di rinnovare le Promesse Battesimali, per fatte la prima volta da genitori e padrini. E tutto si chiude con la preghiera dei fedeli.

LITURGIA EUCARISTICA

            … i neo battezzati per la prima volta con la Comunione eucaristica partecipano pienamente al mistero che hanno celebrato.

            Per tutti noi è il solenne memoriale della Pasqua di Risurrezione: prendendovi parte ribadiamo il nostro AMEN, il nostro SI’ della adesione definitiva a Cristo morto e risorto, qui presente con tutta la sua Chiesa.

 

CRISTO, NOSTRA PASQUA, E’ STATO IMMOLATO

CELEBRIAMO DUNQUE LA FESTA CON PUREZZA E VERITA’, ALLELUIA

L’abbondante pascolo offertoci dalla liturgia della Veglia pasquale  può guidare la contemplazione e la riflessione della nostra comunità che qui ritrovano una mistagogia completa. L’evento celebrato in questa notte costituisce tutti noi, come le donne al sepolcro, nella categoria dei testimoni del grande prodigio.

Sabato Santo

SABATO  SANTO

  1.  La Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore meditando la sua passione e morte, la discesa agli inferi dove “in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pt 3,19) e aspettando nella preghiera e nel digiuno la sua Risurrezione. 
  2.  È UN GIORNO ALITURGICO, cioè senza celebrazione eucaristica; anticamente si rinunciava anche a riunirsi in assemblea. Oggi la Chiesa  ci raccomanda di riunirci per la celebrazione dell’Ufficio delle letture e le Lodi mattutine. Si celebra il riposo di Cristo nella tomba, dopo il vittorioso combattimento della Croce. 
  3. Oggi tutta la fede della Chiesa è raccolta in Maria, che nel venerdì/sabato è rimasta nella sua fede, ha creduto e sperato; i discepoli invece hanno tradito, rinnegato, sono fuggiti …. ora  la Chiesa è con lei; ed aspettiamo la Risurrezione. È per questa ragione che il sabato è il giorno della Madonna, l’ultimo della settimana cristiana, che precede immediatamente il dies dominicus.  
  4. Oggi la Chiesa si astiene del tutto dal celebrare il sacrificio della Messa. La santa Comunione si può fare solo in forma di Viatico. Si rifiuti la celebrazione delle nozze e degli altri sacramenti, eccetto la Riconciliazione e l’Unzione degli Infermi. 
  5.  La messa del sabato sera, nella Veglia Pasquale,  è già la festa di Pasqua.

Venerdì Santo

VENERDI’   SANTO

 

            “In questo giorno, in cui Cristo, nostra pasqua, è stato immolato, la Chiesa con la meditazione della passione del Signore nostro e Sposo e con l’adorazione della croce commemora la sua origine dal fianco di Cristo che riposa nella croce e intercede per la salvezza di tutto il mondo” (Pascalis sollemnitatis n58). Oggi al centro della preghiera e della contemplazione della Chiesa c’è l’icona della Croce nel suo trionfo.

            Non è un giorno di lutto, la Chiesa non celebra un funerale ma la morte vittoriosa di Cristo: è amorosa contemplazione della beata e gloriosa passione. L’aspetto di umiliazione e di morte è sempre unito all’altro di glorificazione e risurrezione. Il colore rosso delle vesti liturgiche ci dicono che Cristo è il martire, testimone dell’amore del Padre, con il suo amore sino alla fine.

            La Croce è il trono di Cristo: regnavit a ligno Deus (Dio ha regnato dal legno della Croce) e “Innalzato da terra, attirerò tutti  a me”. È bello perciò avere forti emozioni e sentimenti toccati dalla sofferenza di Cristo, ma non basta; nel nostro cuore deve nascere la decisione convinta di seguirlo, di rinnovare la nostra fede.

 Il venerdì santo per antichissima tradizione la Chiesa non celebra l’Eucarestia. La grande liturgia si svolge in tre momenti: 

  1. La liturgia della parola, con la solenne preghiera universale
  2.  L’adorazione della Croce
  3. La comunione eucaristica

L’ingresso in chiesa è silenzioso, i sacerdoti si prostrano in preghiera; il celebrante prega:   “Ricordati, Padre , della tua misericordia; santifica e proteggi questa tua famiglia per la quale Cristo, tuo Figlio, inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale”.

 

LITURGIA DELLA  PAROLA 

È la grande protagonista oggi, con la Croce, chiamati ad adorarla.

1 lettura: Is 53 è il 4° carme del Servo del Signore: il più ricco di insegnamento e più importante dal punto di vista teologico:

. Dalla sua sofferenza, deriva a lui la gloria, a noi la salvezza.

. è innocente e soffre per i nostri peccati, per la moltitudine, cioè per tutti.

. è Gesù che realizza la profezia del Servo.

2 lettura: dalla Lettera agli Ebrei (4, 14-16; 5,7-9) accostiamoci con fiducia a Gesù, il sommo sacerdote che ci capisce come nostro fratello; accostiamoci al trono della grazia.

Vangelo:  Passione di Gesù secondo Giovanni; Gesù è il vero Agnello, che muore mentre al tempio venivano immolati gli agnelli per la cena pasquale. È l’ora di Gesù, della sua Glorificazione, l’ora della pienezza del dono di sé; dal suo fianco trafitto nasce la Chiesa lì rappresentata da Maria e Giovanni.

LA SOLENNE PREGHIERA UNIVERSALE: il formulario attuale risale certamente al 5° secolo, ma lo stile delle preghiere è senz’altro più antico, in questa ampiezza di intenzioni. La Chiesa celebra la Passione ed esprime la sua apertura universale. (In caso di grave necessità pubblica il Vescovo del luogo può permettere o stabilire che si aggiunga una speciale intenzione).

  1. Per la santa Chiesa - 2. Per il Papa - 3. Per tutti gli ordini sacri e tutti i fedeli – 4 . per i catecumeni – 5. Per l’unità dei cristiani – 6. Per gli Ebrei – 7. Per i non cristiani – 8. Per gli atei – 9. Per i governanti – 10. Per i tribolati

 

ADORAZIONE DELLA CROCE:  la Croce è venerata/adorata con il segno più semplice e più vero dell’affetto, è baciata ; è il bacio della Sposa/Chiesa al suo Sposo. L’origine di questo rito certamente risente dal racconto della pellegrina Egeria nel suo Itinerarium del IV sec.: lì ci racconta ciò che ha visto fare dai cristiani di Terra Santa  La Croce è per tutti noi il vero albero della vita.

N.B.  Però non dimentichiamo che il vero mistero della Croce si rinnova nella Messa e non nella venerazione della Croce, anche se è una bella manifestazione.

 

LA COMUNIONE EUCARISTICA :  si riceve con le ostie consacrate il giovedì santo; entriamo pienamente nel mistero della comunione più profonda con il Crocifisso, morto e risorto che oggi contempliamo in croce. 

A Roma il venerdì santo non si riceveva la Comunione prima del VII secolo. Nel 1955 nella riforma della settimana santa, compiuta da Pio XII, non senza molte discussioni, è stata introdotta la comunione dei fedeli. Si è molto discusso per il rischio reale di sfocare l’obiettivo del punto culminante del triduo: la partecipazione all’Eucarestia della veglia pasquale.

Giovedì Santo

GIOVEDI' SANTO:  CENA DEL SIGNORE

 

Diciamo subito che il giovedì santo è la giornata che chiude la quaresima. Nei tempi antichi si celebrava una Messa per la riconciliazione dei pubblici peccatori. È quindi un giorno in cui si dà molta importanza alla riconciliazione (vi ricordate il mercoledì delle ceneri: “Lasciatevi riconciliare con Dio?). E’ un invito per ciascuno di noi a celebrare il nostro passaggio dalla morte del peccato  alla vita di risorti, da vivere nel triduo pasquale.

Nella mattinata il Vescovo celebra in cattedrale con i suoi presbiteri e i fedeli  la Messa Crismale per la Benedizione dei santi Olii che vengono usati nei sacramenti: Olio dei Catecumeni, Olio degli Infermi e il Sacro Crisma che si usa nel battesimo, cresima e ordine sacro.

In serata per molti si celebra l’unica Messa: la Cena del Signore, nella quale Cristo ci ha dato il rito memoriale della sua morte e risurrezione. “Nell’ ultima cena, Cristo istituì il sacrificio e  convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella Chiesa il sacrificio della croce, allorché il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo facessero in memoria di Lui. Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e diede l’uno e l’altro ai suoi discepoli, dicendo: Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio corpo, questo è il calice del mio sangue. Fate questo in memoria di me. Perciò la Chiesa ha disposto tutta la celebrazione della liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a quelle parole e gesti di Gesù” (Istruzione generale del messale romano, 48).

Il triduo pasquale ci fa vivere la dimensione storica del mistero pasquale, unico e inscindibile: Giovedì santo la messa in  Cena Domini ci ricorda che questo mistero ce lo ha lasciato attraverso un rito, quello della Messa: il Signore Gesù , nella notte in cui veniva tradito, amando sino  alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo corpo e sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli apostoli in nutrimento; venerdì santo la crocifissione; sabato santo la sepoltura; veglia e pasqua la risurrezione.

 

LITURGIA DELLA PAROLA  ci inserisce nel contesto della pasqua.

Prima lettura (Esodo 12, 1-8.11-14) è il rito memoriale degli eventi dell’Esodo, la pasqua di Israele; l’immolazione dell’agnello – il passaggio del Signore nella notte per colpire i primogeniti – il sangue, segno distintivo per risparmiare le case dei figli di Israele – il giorno memoriale da celebrare per tutte le generazioni.

Seconda lettura (1 Cor 11,23-26). L’Eucarestia nella comunità di Corinto: un banchetto relativo al sacrificio di Cristo, segno della nuova ed eterna alleanza con Dio e il rito memoriale della morte risurrezione di Cristo.

Vangelo (Gv 13, 1-15)  il Signore si fa servo e lava i piedi ai suoi discepoli, ci lascia il nuovo mandato della carità: Lui non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita in riscatto della moltitudine. Il punto di questa Eucarestia, di ogni Eucarestia, è il dono dell’amore (agape) di Dio che invita il cristiano a seguire l’esempio di Cristo. E Sant’ Agostino commenta: “non disdegni il cristiano di fare quanto ha fatto Cristo. Poiché quando il corpo si piega fino ai piedi del fratello, anche nel cuore si accende, o, se c’era già, si alimenta il sentimento di umiltà”.

 È importante cogliere per la vita cristiana lo stretto legame – inscindibile -  che il vangelo pone tra il servizio – la carità fraterna – la morte e risurrezione del Signore – celebrazione eucaristica.  “Vi ho dato l’esempio, perché facciate anche voi, come ho fatto io “(v. 15).

LA REPOSIZIONE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO 

Dopo la comunione, si accompagna il SS.mo Sacramento al luogo della reposizione, che ricorda la presenza continua di Cristo nella sua Chiesa, sotto le specie eucaristiche.

La tradizione popolare parla di sepolcro, ma ormai tutti lo sappiamo che è il luogo in cui si conserva l’Eucarestia per l’ adorazione, per la comunione del venerdì santo, per la comunione ai malati. Potremo dire: la casa del Signore, accanto e in mezzo alle nostre case.

La Buona Battaglia

 PAPA FRANCESCO

«Una lotta bellissima»

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA

DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giovedì, 30 ottobre 2014

 

La vita del cristiano «è una milizia» e ci vogliono «forza e coraggio» per «resistere» alle tentazioni del diavolo e per «annunciare» la verità. Ma questa «lotta è bellissima», perché «quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande». Riflettendo sulle parole di Paolo nella Lettera agli Efesini (6, 10-20) e sul «linguaggio militare» per andare avanti nella vita spirituale si deve combattere, è necessario addentrarsi nella «lotta spirituale».

C’è bisogno di «forza e coraggio», perché non si tratta di un «semplice scontro» ma di un «combattimento continuo» contro il «principe delle tenebre». È quel serrato confronto, che viene richiamato dal catechismo, nel quale «ci hanno insegnato che i nemici della vita cristiana sono tre: il demonio, il mondo e la carne». Si tratta della lotta quotidiana contro «la mondanità» e contro «invidia, lussuria, gola, superbia, orgoglio, gelosia», tutte passioni «che sono le ferite del peccato originale».

Qualcuno potrebbe allora chiedersi: «Ma la salvezza che ci dà Gesù è gratuita?». Sì, «ma tu devi difenderla!». E, come scrive Paolo, per farlo bisogna «indossare l’armatura di Dio», perché «non si può pensare a una vita spirituale, a una vita cristiana» senza «resistere alle tentazioni, senza lottare contro il diavolo».

E pensare che hanno voluto farci credere «che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male». Invece «il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui». Lo ricorda san Paolo, «la parola di Dio lo dice», eppure sembra che «noi non siamo tanto convinti» di questa realtà. [...] Il diavolo è il bugiardo, è il padre dei bugiardi; non si può essere cristiani, senza lavorare continuamente per essere giusti. [...]

Nel brano evangelico di Giovanni, al capitolo nono, Gesù guarisce il ragazzo che i farisei non volevano credere fosse cieco. Gesù non chiede al ragazzo: «Sei contento? Sei felice? Hai visto che io sono buono?», ma: «Tu credi nel Figlio dell’uomo? Tu hai fede?». Ed è la stessa domanda che rivolge «a noi tutti i giorni». Una domanda ineludibile perché «se la nostra fiducia in Cristo è debole, il diavolo ci vincerà». [...]

La vita cristiana può essere considerata «una milizia». È una «lotta bellissima», perché ci dà «quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza». Eppure, siamo tutti «un po’ pigri» e «ci lasciamo portare avanti dalle passioni, da alcune tentazioni». Ma anche se «siamo peccatori» non dobbiamo scoraggiarci, «perché c’è il Signore con noi, che ci ha dato tutto» e ci farà «anche vincere questo piccolo passo di oggi», la nostra battaglia quotidiana, con la «grazia della forza, del coraggio, della preghiera, della vigilanza e la gioia».

 

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE

1)       Quali sono i tuoi «nemici apparenti» presenti nella tua quotidianità?

2)      Quali sono invece tuoi «veri nemici», i conflitti interiori che soggiacciono sotto?

3)      In che modo avverti la presenza liberante di Cristo in queste situazioni?

 

Efesini 6,10-18

Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi.

 

Galati 5,16-25

«Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge. Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c'è legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se viviamo dello Spirito, camminiamo altresì guidati dallo Spirito».

 

 

Marco 7,14-23

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo». Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo».

 

Matteo 16,21-27

Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non  ti  accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

 

Per chi fosse interessato alla registrazione dell'audio perchè impossibilitato a partecipare di persona o per riascoltare l'incontro è pregato di inviare la richiesta a Padre Giovanni o scriverci in modo da potergliela inviare.