Parrocchia

Il nostro patrono, San Giulio

Giulio (Roma, ... – Roma, 12 aprile 352) è stato il 35° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu Papa dal 6 febbraio 337 - dopo una sede vacante piuttosto lunga di cui si ignorano le cause - alla sua morte. Il suo pontificato è ricordato principalmente per la posizione ferma e ponderata che assunse nella controversia ariana, della quale esistono abbondanti testimonianze. Riguardo alla vita interna della Chiesa romana durante il suo pontificato non esistono informazioni certe. Fece erigere due nuove basiliche: la Basilica di Santa Maria in Trastevere e la Basilica Julia (l'odierna Basilica dei Santi XII Apostoli). Alla sua morte fu sepolto nelle catacombe di San Calepodio, e poco dopo la sua morte iniziò ad essere venerato come santo. Nel 790, il suo corpo fu traslato, da Papa Adriano I, a Santa Maria in Trastevere. La sua festa ricorre il 12 aprile.

Missionari di Maria

Il fondatore

Valfredo, uno studente di ingegneria che scoprì d’improvviso, dentro il suo cuore di essere riempito d’amore, un amore ardente per Dio che lo attirava a sé.

Non ci pensava prima, credente q. b. per la Messa domenicale non avrebbe voluto cambiare la sua vita per niente al mondo. Aveva progetti in testa, vedeva realizzazioni nel suo futuro, tutte orientate al termine dei suoi studi…

Fidanzato, ma non troppo (si era nel dopoguerra 1948; probabilmente ogni giovane dopo il conflitto poteva pensarsi a sognare qualcosa di bello per sé e per la società), Dio irruppe con la sua presenza e divenne l’unico amore del giovane Valfredo.
Dio era entrato in pienezza in quel cuore e vi era entrato portato dalla Madre sua.

Polvere spazzata via e cuore avvolto dal mistero dell’Amore che si fa dono, spesso si manifesta così l’intervento di Maria che apre a Cristo il cuore dei convertiti riempiendolo di gioia e di sì.
“La gioia è il segreto di Dio”, ce lo siamo sentito dire ed era tutta esperienza di vita…

Stiamo sbirciando in un evento di conversione che attraversò come una luce tutta intera la persona di questo giovane e la rese per sempre appassionata di Dio e del percorso di Dio nel cuore di ogni uomo.

VALFREDO MARIA ZAMPERINI era nato a San Quirico D’ Orcia (SI), l’8 dicembre 1923, ultimo di quattro figli. All’epoca della conversione, intesa come presenza viva di Dio in sé, abitava con la famiglia a Lerici (Sp).

Questo evento lo rese convinto di ‘dover’ aderire all’intimo desiderio di consacrare a Cristo la propria vita con il particolare scopo di riportare nelle famiglie Dio, anche attraverso la presenza silenziosa di Maria che con particolare cura e attenzione permette ad ogni uomo di tornare a riscoprirsi veramente “figlio di Dio” così da ritrovare la gioia di chiamarlo “Padre”.
Sembra che fin dall’inizio della ‘chiamata’ il padre avesse consapevolezza che questa era la missione che gli era stata consegnata.

L’amore a Maria che conduce a Cristo non assunse mai nel suo cuore una modalità devozionale.
Il suo obiettivo fu entrare nel cuore di Maria per capirne l’intimo segreto di amore a Dio e al suo Regno fra gli uomini. Per questo comprese che era giusto il tempo di una missione che si presentasse nel nucleo come una disponibilità piena e totale al disegno di Dio, non quindi un progetto apostolico indirizzato ad un’opera, ad esempio l’educazione, la formazione, la cura, come altri progetti di tanti Santi Fondatori ma un’apertura a tutto!
Questo amore a tutto tondo che avrebbe avuto manifestazione nel carisma di “Essere Maria”, ambizioso (!?) e difficile da realizzare, mai visibile in un’opera specifica e sempre pronto a rimetterti in crisi: fu la sfida alla sua vita che Valfredo raccolse e che lo rese padre.

Nel 1953, dopo un periodo di interiore e sofferto discernimento entrò nell’Ordine dei Servi di Maria e ricevette l’Ordinazione presbiterale il 28 giugno 1959 da Mons. Ugo Camozzo, Arcivescovo di Pisa.

Nel 1966 ottenne il permesso di lasciare l’ordine e di cominciare una nuova Famiglia Religiosa mariana.
Fino al 1971 fu al Santuario di Zaffignano (PC), pur spostandosi frequentemente in lungo e in largo per l’Italia, confessando, predicando ritiri ed esercizi spirituali, seguendo le persone e le famiglie come guida spirituale e facendo opera vocazionale.

Nel 1971 lasciò la Diocesi di Piacenza e fu accolto e incardinato nella Diocesi di Apuania (oggi Massa Carrara – Pontremoli) dal compianto Vescovo Mons. Aldo Forzoni che mise a sua disposizione la Villa della Rinchiostra dove la famiglia dei Missionari e Missionarie di Maria gradualmente crebbe e si formò con la presenza del Fondatore.

La famiglia si sviluppò poi nei due rami maschile-sacerdotale e femminile dando vita a due Istituti autonomi, impegnati a lavorare insieme nei vari campi dell’apostolato nell’assunzione progressiva degli incarichi che il Vescovo diocesano chiedeva di accogliere.

 

Lasciata la Villa Rinchiostra nel 1997 il Padre si spostò con la famiglia nella casa di Marina di Massa, in via Fenice 34 che divenne da allora la Casa Madre e Casa di Formazione dei due Istituti.

Il Vescovo mons. Eugenio Binini in data 8 dicembre 1999 approvò i due Istituti di Diritto diocesano e il padre abitò in Casa Madre fino alla data della sua nascita al Cielo avvenuta il 28 aprile 2010.

Provato dalla malattia ha continuato fino a pochi mesi prima della sua scomparsa a celebrare, confessare, ascoltare e consigliare e a sostenerci (cosa che siamo convinte non abbia cessato di fare neppure ora!)

E’ sepolto nel cimitero di Turigliano a Carrara.

Padre Valfredo in preghieraPadre Valfredo

 

 

 I nostri sacerdoti

Padre Giovanni Cerri (Congregazione Missionari di Maria)

 

 

“ESSERE MARIA”

 

Identificato come parte essenziale del novum del Carisma,
“Essere Maria” contiene un particolare riferimento all’essere,
ad una dimensione inattingibile e non definibile,
ma che è misteriosamente ricevuta in dono (cioè come carisma).
Al dono risponde il riconoscimento che “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,49),
nella serena consapevolezza della propria piccolezza, del proprio limite
(“perché ha guardato l’umiltà della sua serva” Lc 1,48).

 

Maria, la Madre
Ricevuta come dono da Maria e, a immagine sua, ricevuta come dono da noi,
la maternità è percepita come dimensione primaria ed essenziale dell’essere Maria.
La vergine di Nazareth, colei che come nessun altra creatura
ha sperimentato nella propria carne che Dio è padre,
in virtù di questa esperienza di Dio
è in grado di generare l’altro
ad un nuovo ed intimo rapporto con Lui (cfr. Carisma 2-3).
Attraverso questa particolare maternità
l’altro può sentirsi e riscoprirsi figlio amato del Padre,
figlio atteso e desiderato (cfr. Lc 15,20).

 

La missione, il dono (carisma) che trabocca
La maternità di Maria così concepita e vissuta
diventa il cuore e il respiro di ogni missione,
necessaria perché possa darsi concretamente, l’Essere Maria nella storia.
Sostanziata da questa maternità la missione è amore a tutto l’uomo (cfr. Carisma 7),
esserci per l’altro, stare accanto all’altro, ma non solo.
Missionarietà è anche coinvolgimento profondo con l’altro, contatto, abbraccio di comunione.
Questi due aspetti, del coinvolgimento e dello stare accanto,
permettono di evidenziare la necessaria compresenza di due dimensioni fondamentali della maternità:
quella della generazione e
quella di una relazione che rispetta e promuove la persona nel riconoscimento dell’alterità.
Ecco che la maternità diventa servizio alla persona ed evangelizzazione,
mai ostentazione chiassosa delle proprie capacità.
Si tratta piuttosto di una missionarietà che assume in sé il quotidiano, di una modalità feriale,
di uno stare che possa essere accolto, recepito e condiviso da tutti.

 

L’anima della missione
La nostra missione richiede di essere sostenuta da una profonda interiorità,
che ne costituisce l’anima.
Infatti, proprio dalla centralità dell’intimità e del rapporto che Maria intrattiene con Gesù,
può scaturire ogni missione.
È, dunque, importante il silenzio, la capacità di osservazione e di riflessione,
la preghiera, l’intercessione,
perché Maria possa essere.
Questa interiorità così ricca si nutre di fede profonda,
che si traduce praticamente in una consegna di sé, di tutto il proprio essere a Dio,
in un abbandono fiducioso al Signore,
perché attraverso di esso possa irrompere nella nostra storia e nella storia
il mistero di Dio e il mistero della vita divina in Maria:
“Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

 

Il contributo teologico e cristologico
Maria è colei che porta Cristo, discepola, testimone e apostola di Cristo,
colei che consente di riconoscere Cristo come fratello e redentore (Carisma 3):
si tratta di una dimensione mariana cristologica, finalizzata alla rivelazione del volto di Cristo,
non di semplice devozione o devozionalismo mariano.
Maria è rivelatrice del volto di un Dio in relazione,
di un Dio che si rivela come relazione.

 

Il contributo ecclesiale
Maria è modello della dimensione carismatica della Chiesa.
Essere Maria, dunque, è espressione di questa Chiesa dell’amore,
espressione di una spinta vitale e presenza di occhi nuovi nella Chiesa,
in particolare in una Chiesa che chiede apostoli e apostole,
testimoni autentici di Cristo contemplato con lo sguardo di Maria.

 

Sfida e profezia: la reciprocità
Aver ricevuto in dono lo stesso Carisma con i confratelli Missionari di Maria
viene percepito come un’espressione e un potenziamento dell’Essere Maria.
Sfida perché percorso difficoltoso e aspro,
profezia perché rivelazione nella storia del volto di un Dio in relazione.
La reciprocità, o complementarità reciproca, tra fratelli e sorelle
è percepita come nodo fondamentale della nostra vita.
La presenza del maschile e del femminile all’interno dello stesso Carisma
costituisce una modalità maschile e femminile di portare avanti la missione, di incarnare il Carisma;
essa è intesa come un arricchimento carismatico
che dovrebbe condurre a una più completa maturazione e consapevolezza di sé.

 

I padri Cric salutano Parrocchia San Giulio

Un grato saluto di ringraziamento a p. Riccardo e un benvenuto e augurio di buon cammino con e per la comunita' a p. Giovanni.